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Carolina Orsi: “Benvenuti nel posto più bello del mondo!”

La numero 1 del padel italiano ha ritrovato il sorriso al BNL Italy Major Premier Padel 2026

di | 03 giugno 2026

Carolina Orsi e Giorgia Marchetti (Foto FITP)

Carolina Orsi e Giorgia Marchetti (Foto FITP)

Ci riflette un attimo, giusto il tempo di un ultimo sorso di caffè. Con una carezza ai capelli accompagna i ricordi indietro di qualche anno; a quel 2015, al giorno in cui - ‘per puro caso’ - ha toccato una racchetta da padel per la prima volta. 

La scoperta, il breve periodo di decantazione, e la passione per questo sport che esplode come il migliore dei suoi smash, infilandosi sotto la pelle e cambiandole per sempre la vita. Oggi, da Top 30 a livello mondiale e numero 1 italiana, Carolina Orsi si divide tra gli allenamenti di Madrid e Roma, dove è tornata agli ottavi di finale del BNL Italy Major Premier Padel a tre anni dall'ultima volta, ancora con Patty Llaguno. Nella sua città.

Cosa mi risponde se le dico che Roma è stata eletta per l’ennesima volta la città più bella del mondo?

Beh, giusto! Ci sono dubbi? Ho girato e sto girando tanto il mondo, ma non ce n’è una uguale. Gli altri atleti sono sempre contenti di venire a giocare questo torneo; mi chiedono consigli, dove andare, cosa visitare, cosa mangiare. Quando vengono a Roma sono molto più curiosi. È assolutamente la città più bella del mondo”.

E allora, ci dica le dieci cose che una persona che viene a Roma proprio non può non fare?

Ovviamente visitare i monumenti storici più famosi: Colosseo, Musei Vaticani, Piazza di Spagna, Piazza Venezia, che è la mia preferita. Poi, mangiare in una trattoria tipica: provare ogni tipo di pasta, quelle più famose… carbonara, cacio e pepe, amatriciana... Poi, mangiare in un ristorante che non sia una trattoria, sperimentando magari ingredienti un po’ più gourmet. Visitare le Terme di Caracalla quando c’è un evento o un concerto; magari l’opera, vederla lì è molto suggestivo. E Ostia Antica, anche lì d’estate ci sono molti concerti. Fare un aperitivo su un rooftop sui tetti di Roma. Visitare quartieri un po’ meno conosciuti come Coppedè, Pigneto, Parioli, Fleming; anche Roma Sud ha il suo perché: l’ho frequentata quando giocavo a calcetto, ci andavo sempre e ho sperimentato tanto. È bello conoscere anche i quartieri un po’ più periferici facendo una passeggiata. Poi, andare a pranzo al mare, Fregene o Ostia. Andare allo Stadio Olimpico a vedere un evento sportivo, magari vivere l’atmosfera del derby… E poi semplicemente passeggiare per le viuzze centrali… Campo de’ Fiori, Trastevere… esplorare Roma senza avere una meta”.

 

Si ricorda la prima volta che è stata al Foro Italico?

Sono andata a 10-12 anni, in visita con la scuola tennis. Ero la classica bambina col cappellino, il blocchetto, carta e penna a caccia di autografi. Poi andai con i miei genitori a vedere alcuni match, ricordo Tommy Haas e la Dokic, l’anno in cui vinse”.

Cosa ha pensato quando ha saputo che Roma sarebbe diventata sede del Major?

Giocare al Foro Italico è sempre stato un grande sogno. Ma avendo lasciato presto il tennis quel sogno è rimasto lì appeso. Aver avuto l’occasione di farlo attraverso il padel è stato speciale”.

Perché è così difficile giocare a Roma, nel contesto del Foro Italico, per un italiano? “Perché vuoi far bene e ti crei tantissime aspettative. Non te le dovresti creare ma inevitabilmente succede: il cervello non è stupido! A parole è facile, ma nei fatti è difficile. Questa voglia eccessiva di far bene alla fine ti si ritorce contro. Senti gli occhi addosso del tuo pubblico e della tua Nazione. Sono occhi positivi, tifano per te, vogliono aiutarti, a volte vinci anche grazie al pubblico, ma spesso questo ti gioca contro e non è facile. Per gestire quella pressione, cerco di resettare, di crearmi una bolla e restare connessa solo con il campo, la compagna e le avversarie. Cerco di isolarmi”.

Carolina Orsi (foto FITP)

Carolina Orsi (foto FITP)

Ha qualche hobby che l’aiuta in questo senso?

La musica, se potessi giocherei con la musica. Mi scaldo con le cuffiette, e mi aiuta. Ascolto di tutto: rock, anni ’90, dance, deep house, musica d’ambiente cantata, e anche techno cantata. Ho anche playlist anni ’70 e anni ’80, dipende dal mood. La musica mi piace, da sempre, e mi aiuta anche nello sport. Poi amo i fumetti, il cinema… ho molti modi per ‘intrattenermi’”.

Foro Italico a parte, quali sono i posti più suggestivi in cui ha giocato tornei?

Giza è bello, hai un contorno storico-culturale unico. A parte il Foro Italico e Milano, come pubblico direi il Sud America: Argentina, Messico, Paraguay. Quell’atmosfera latina crea qualcosa di speciale”.

Il padel sta facendo passi da gigante per diventare uno sport olimpico. Partecipare, da atleta o da figura tecnica, possiamo definirlo il ‘sogno dei sogni’?

Sì, assolutamente. Partecipare è il sogno di tutti gli atleti, ma anche andarci in una veste diversa sarebbe bellissimo. Stanno andando veloci, si parla del 2032… in teoria tra sei anni ci potrei arrivare da atleta. Lo farei un po’ da ‘vecchietta’, ma ovviamente dipende tutto da come ci arriverei fisicamente. Mi piacerebbe molto vivere questa esperienza”.

 

A proposito dell’esplosione del padel: Roma è diventata la terza città al mondo per numero di campi. Che effetto le fa, da romana, sentire questa frase?

Penso sia il risultato di un gran lavoro corale e della passione che questo sport sta producendo: piace a ogni tipo di pubblico, adulti, bambini ed è anche uno degli sport più amati dalle donne, e piace come investimento perché dà un ritorno sotto tutti i punti di vista. Giri l’angolo e trovi un circolo di padel, soprattutto pieno, e questo è solo positivo. Sono contenta che Roma sia al centro di questo boom in Italia”.

Quali giocatori, giocatrici o coppie hanno permesso al padel di cambiare marcia e diventare quello che è oggi, sempre più competitivo e professionale?

Carolina Navarro, sicuramente. È stata numero uno per tantissimo tempo, è stata probabilmente la prima a dare gli spunti per il padel moderno. Poi le gemelle Sanchez Alayeto, che hanno introdotto un padel super aggressivo e fisico. Loro, secondo me, hanno dato quella spinta che ha alzato il livello del padel e ha ispirato le giocatrici attuali. Nel maschile, ovviamente Bela, Sanyo Gutiérrez e Juan Martín Díaz: questi giocatori hanno cambiato il gioco”.

Nel corso della sua vita ha praticato diversi sport, quali sono le emozioni o i momenti che l’hanno maggiormente forgiata nella persona e nell’atleta che è diventata oggi?

Avrei voluto conoscere il padel molto prima. Ho fatto un percorso diverso: tennis, l’università, ho iniziato a lavorare come maestra e poi in una azienda, ho giocato a calcio a 5 e, infine, ho conosciuto il padel. Da ciascuno dei tre sport che ho approfondito ho preso dei pezzi; dal tennis, sport individuale, ho preso la capacità di gestirmi a livello personale, sei sola e devi bastarti. Dal calcio, che per me è lo sport più divertente del mondo, ho preso lo spirito di gruppo che solo uno sport di squadra ti può dare: l’emozione dello spogliatoio, i viaggi tutte insieme, l’appoggiarti alle compagne. Il padel è uno sport di squadra ma di coppia, e a tratti anche individuale. Per il mio carattere, preferisco lo spirito di squadra, per questo amo giocare in Nazionale”.

 

Carolina Orsi (foto FITP)

Carolina Orsi (foto FITP)

I tre highlights della sua carriera fin qui?

Sicuramente la vittoria a Cracovia con Giorgia (Marchetti, ndr) ai Giochi Europei: è stata una vittoria bellissima. Poi, i primi quarti di finale nel circuito maggiore, a Copenaghen, con Patti (Llaguno, ndr), un risultato storico. Il terzo è più un accumulo: vincere la Serie A con il circolo a livello italiano, è qualcosa che ricorderò sempre”.

Il padel è velocissimo dentro le quattro pareti e fuori, con i continui viaggi, gli allenamenti, gli impegni…. Quanto è importante saper abbracciare il valore della lentezza nella sua vita da atleta?

È molto importante, fa parte della gestione della giornata dell’atleta e si lavora molto su questa parte a livello psicologico. Apparentemente abbiamo tanto tempo libero, ma tra viaggi, valigie, allenamenti, eventi, tornei, fusi orari, in realtà è impegnativo. È fondamentale la gestione fuori dal campo, ed è una cosa personale: io ho vari interessi e quindi fuori dal campo non sono mai né troppo irrequieta, né annoiata”.


Se ora arrivasse qualcuno da un altro pianeta e le chiedesse: “Perché questo sport è così amato e praticato?”, cosa gli direbbe?

È facile competere, fin dalle prime volte se hai un minimo di coordinazione puoi giocare e divertirti. Non serve usare subito la parete, quella verrà dopo se ti appassioni. In più, giochi in quattro, puoi giocare misto, uomini e donne insieme, puoi giocare con la tua migliore amica, il tuo migliore amico, il partner… anche se poi magari si ‘litiga’! Il motivo è questo mix di facilità, competizione e socialità”.

Diamo una spallata alla scaramanzia; se al Major di Roma dovesse arrivare in …. - diciamo molto avanti nel torneo - … Cosa farebbe?

Mi potrei fare un tatuaggio, perché no. Diciamo che… me lo tatuo tutto il braccio!”.

Conclude sorridendo, e non vediamo gesti scaramantici.

L'intervista è stata pubblicata originariamente sul programma ufficiale del torneo disponibile qui

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