Alla vigilia del debutto nel BNL Italy Major, primo torneo di categoria conquistato per diritto di classifica, Flavio Abbate analizza il momento e la crescita a fianco di Alvaro Montiel Caruso. “Stiamo andando bene – dice – ma potremmo fare ancora meglio. Il livello c’è: è il momento di fare lo step successivo”
di Marco Caldara | 02 giugno 2026
Quest’anno accanto al suo nome non c’è la scritta wild card, e non ha nemmeno avuto bisogno di partire dalle qualificazioni. Perché, per la prima volta in carriera, Flavio Abbate il main draw di un Major se l’è conquistato per diritto di classifica, insieme all’altro azzurro Alvaro Montiel Caruso. Un traguardo frutto dell’impegno e della costanza di risultati, che aumenta l’appetito. “È il risultato di tanti sforzi e di tanti tornei giocati – dice l’azzurro –, ed è una soddisfazione enorme. Stiamo giocando nel miglior circuito del mondo, dove tutti vorrebbero stare, e il nostro percorso sta andando bene. Da persona che esige molto da se stessa dico che potremmo fare ancora meglio, ma già essere qui, per merito, vale tanto. Ora bisogna fare lo step successivo, quello di vincere partite contro avversari fortissimi, abituati a questo genere di incontri. Dobbiamo competere, lottare e anche perdere: è una tappa fondamentale del percorso di miglioramento”.
“Con Alvaro – continua il mancino di Siracusa – siamo una coppia affiatata, formata da due amici, prima che da due giocatori di padel. Nel nostro sport la comunicazione è fondamentale e il nostro rapporto ci aiuta nei momenti di difficoltà, quando bisogna remare dalla stessa parte”. Il loro debutto nel BNL Italy Major 2026 sarà sul Pietrangeli contro gli spagnoli Sanchez Chamero e Garcia Trabanco, una delle quattro coppie passate dalle qualificazioni. “Sono due ottimi avversari – dice ancora il siciliano classe 2004 –, e sono già rodati dalle qualificazioni. Hanno già giocato sul Pietrangeli, conoscono le condizioni. Una piccola idea di come affrontarli ce l’ho, ma dipenderà anche dall’orario: in base alla diversa temperatura cambia anche il tipo di gioco. Se sarà un padel rapido, dovremo essere bravi a giocare dal basso, nelle transizioni da fondo a rete. Ultimamente, tante partite ci sono sfuggite per pochi dettagli, anche quando ci eravamo costruiti un buon vantaggio. Ma il livello ce l’abbiamo: credo sia giunto il momento di iniziare a vincere certe partite”.
Di certo, ad Abbate – che si ispira a Coello, sogna di far coppia con Tapia e al 2026 chiede il debutto al mondiale e il primo quarto di finale nel Tour – non manca la consapevolezza. Normale, visto che nel giro di qualche anno si è prima affacciato all’alto livello e poi è diventato il miglior italiano di nascita nel ranking mondiale, oggi al numero 74. “Se penso alla responsabilità di trascinare il movimento? Non troppo. Essere numero 1 d’Italia fa piacere, ma preferisco concentrarmi sul lavoro, per dare ogni giorno il massimo possibile. Anche per questo mi sono trasferito in Spagna: per riuscire a tenere costantemente un certo ritmo è necessario allenarsi stabilmente coi migliori, e tutti i migliori sono lì”. Compresi i numeri uno Coello e Tapia, potenziali avversari al secondo turno a Roma. “Poterli affrontare sarebbe un premio, ancora di più in Italia con tanti occhi addosso. Sono i miei due giocatori preferiti, quindi giocarci contro sarebbe spettacolare. E mi servirebbe, per capire cosa si prova a giocare contro due fenomeni simili”.